Non ho scelto l’intrattenimento: è stato lui a scegliere me.
Fin da giovane ho avvertito una connessione potente con questa forma di espressione,
come se ogni evento, ogni palco, ogni persona fosse il naturale prolungamento di qualcosa che mi apparteneva da sempre. Io e l’intrattenimento indossavamo gli stessi vestiti.
L’intrattenimento per me non è mai stato un semplice lavoro: è stato da subito una missione. Proprio così ho costruito ad oc per me una vocazione che andasse oltre la superficie del divertimento. La mia carriera è nata da un’intuizione precisa e da un bisogno ancora più forte: quello di trasformare il concetto di evento in esperienza, di creare formati riconoscibili e duraturi capaci non solo di attrarre ma di lasciare un segno a chiunque sarebbe passato da lì (e anche vero che è difficile riuscire sempre a lasciare un segno ma c’ho voluto provare lo stesso).
Ho sempre sentito che l’intrattenimento poteva essere qualcosa di molto più profondo di quanto comunemente si creda: un linguaggio universale, un mezzo per generare connessioni, un territorio dove l’identità collettiva prende forma tra la musica. Dalle prime esperienze come speaker a Roma per Coca-Cola, passando per le collaborazioni con la Fiamma Olimpica e la Gazzetta dello Sport, ogni tappa è stata da subito una palestra di vita. Ma è stato nel mio Salento che ho davvero trovato terreno fertile: l’intrattenimento così è diventato identità.
Sono partito dall’animazione turistica e ho dato vita a uno dei format più longevi e riconoscibili della notte italiana:” Il Martedì del Villaggio” ad esempio. Il Martedì del Villaggio è un evento che da 25 anni non è solo una serata, ma un rito generazionale che ogni settimana rigorosamente di martedì attrae migliaia di giovani, un momento che resiste e si rinnova proprio perché ha saputo parlare un linguaggio emotivo e si rinnova anno dopo anno.
Nel 2006 ho fondato Samsara Beach, portando per primo in Italia il concetto di beach party pomeridiano. Quest’ultimo rappresenta un’idea all’apparenza semplice ma radicale nella sua forza: spostare l’epicentro dell’intrattenimento dalla notte al giorno e dalla discoteca alla spiaggia. Samsara è oggi un brand nazionale, un’esperienza che si è espansa da Gallipoli a Riccione fino a Budva, dimostrando come un’intuizione, se ben coltivata, può trasformarsi in un linguaggio condiviso anche fuori Italia.
Nel 2021 invece nasce il Vega, a Gallipoli, un locale che in pochissimo tempo è entrato nella Top 100 mondiale di DJMag, risultato che va oltre la classifica. Questo non ha dato altro modo di dimostrare che l’intrattenimento, se guidato da visione e metodo, sa resistere, reinventarsi e crescere anche nei momenti più fragili. Perché ricordiamoci che il Vega Gallipoli nasce in un periodo particolare della nostra vita, nasce durante il Covid. Pertanto è stata veramente una sfida a tutti gli effetti ma siamo arrivati comunque ad ottimi risultati.
Oggi continuo a costruire esperienze, a guidare team, a sviluppare nuovi format che possano lasciare qualcosa, anche solo per una notte, nella vita di chi li attraversa. Ma soprattutto continuo a raccontare il mio percorso, non per autocelebrazione ma perché credo fermamente che la condivisione possa ispirare chi sente di avere una voce. Mi sento di dire che L’intrattenimento originale è tutto fuorché leggerezza fine a sé stessa: è empatia, è costruzione di senso, è una forma di narrazione in cui il pubblico non assiste ma partecipa attivamente; ed è così che lo voglio vivere.
Ogni format ha per me lo stesso scopo: costruire ponti e superare confini.
In definitiva mi sento di dire che l’intrattenimento non è ciò che faccio è ciò che sono e spero di dimostrarvelo ogni giorno. Per fare bene una cosa ha necessità di sentirla nel sangue.



