Le connessioni sono sempre state parte integrante della mia vita.
Non credo nel talento isolato ma credo nella gente, nelle connessioni giuste che si potrebbero attivare durante il percorso, le quali magari durano poco, ma cambiano tutto. Ogni progetto che ho lanciato, dal Samsara al Martedì del Villaggio fino al Vega, è nato da un’intuizione ma ha preso vita dentro di me perché c’erano le persone giuste: concrete e sveglie, se vogliamo. Gente che non stava sicuramente a guardare, che non aveva paura di rischiare, o di perdere ore, o di restare sveglia o specialmente sporcarsi le mani.
Questo settore ti dà tanto, ma ti chiede anche tutto. E se non hai intorno qualcuno che ti regge il passo, non è facile.
Alla fine impari che chi ti diceva “non chiedere il parere degli altri, fidati del tuo istinto” non aveva sempre torto. Ma per capire davvero se un’idea funziona, a volte devi condividerla. È un po’ come una pubblicità: non puoi sapere se funziona finché non la mostri a qualcuno. E quel qualcuno è il tuo pubblico.
Nel tempo ho capito che anche i social non sono solo vetrine, ma strumenti reali di connessione. Infatti utilizzo Instagram ogni giorno, e da poco anche Twitch. Sperimento nuovi modi di comunicare e di far vedere quello che c’è dietro l’intrattenimento. Oggi, come possiamo notare, il mondo funziona così: non basta esserci, devi saper parlare il linguaggio di chi ti segue e di chi ti ascolta e ammira.
E se usati bene, i social non sono una perdita di tempo: sono acceleratori comunicativi. Ti permettono di entrare in contatto con persone che altrimenti non incontreresti mai ma ti permettono anche di ricevere un messaggio che ti svolta la giornata. Vuoi mettere la sensazione di raccontare un’idea e vederla accendersi in chi sta dalla tua parte?
Il punto non è se la connessione è reale o digitale, il punto è se è vera.
Poi certo, io resto legato alle connessioni fisiche. Proprio a quelle che nascono da una stretta di mano d’altri tempi, da una cena, da uno scambio di sguardi prima di un evento: quelle in cui ti prendi un caffè e ti basta un “ci sono” per sapere che la direzione è quella giusta e che potremmo proseguire insieme. So che adesso si può costruire anche da uno schermo, che si può creare valore anche con una chat. Siamo immersi dai nativi digitali
d’altronde. Basta saper ascoltare, basta saper leggere tra le righe.
Nel mentre però ho capito che la famiglia che ti sostiene è la miglior connessione tra tutte. Le connessioni ti salvano, ti rimettono in carreggiata se non va, ti appoggiano, ti danno l’ok, ti fanno vedere che c’è un altro modo per farlo: con il sorriso. Anche solo sapere che dall’altra parte c’è qualcuno che ci crede quanto te, cambia del tutto il gioco.
E se tu sei all’inizio, se hai un’idea ma non hai il giro giusto, se ti senti fuori dalle prospettive ti dico: buttati. Io sono arrivato dove sono grazie a chi ha ascoltato le mie idee, anche quando sembravano impossibili.
Una cosa l’ho capita alla fine: il talento ti fa emergere ma le connessioni ti fanno restare.



